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Sistemi dual-fuel quando il Diesel incontra il GPL

Secondo l’ultimo rapporto dell’ANFIA, Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, l’Italia sembrerebbe essere ai primi posti fra i Paesi in Europa per la vendita di vetture con alimentazione GPL, distaccando Gran Bretagna, Germania e Francia. Acronimo di Gas di Petrolio Liquefatti, il GPL, composto da butano, propano ed altri gas in piccole quantità, si sviluppa come sottoprodotto derivante sia dal processo di estrazione del gas naturale, che dalla raffinazione del greggio; a temperatura ambiente ed a pressione atmosferica si presenta allo stato gassoso ma, in seguito ad un lieve aumento di pressione, liquefa facilmente divenendo un ottimo compromesso per chiunque desiderasse risparmiare qualcosa sul costo carburante, senza rinunciare però alle performance che ha da offrire un motore benzina.

E se invece avessimo a che fare con un propulsore Diesel?  Bè la storia qui si fa interessante, dal momento che il blocco delle auto Diesel Euro3 sta scatenando un certo caos delle regioni del Nord Italia – a valle dell’entrata in vigore delle misure anti-smog previste dal “Nuovo accordo per la qualità dell’aria nel bacino padano”, frutto dell’intesa raggiunta fra il Ministero dell’Ambiente e le regioni Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto – stanno nascendo sempre più soluzioni dedicate a tutte quelle vetture che a breve non potranno più circolare. Una di queste è probabilmente quella dei propulsori Diesel alimentati contestualmente a gasolio e GPL (dual-fuel), sistema messo a punto ed omologato da un’azienda tutta italiana, la PowerJetLPI, in grado di trasformare architetture Diesel in vetture dotate di “carburazione” combinata dei due combustibili.

Particolare di un riduttore di pressione utilizzato sul sistema dual-fuel

Per meglio capire questa tecnologia, ci siamo recati presso l’officina Aurelia Autocarri che, fra i vari servizi, propone anche l’installazione del sistema GPL su propulsore Diesel, sfruttando proprio il brevetto PowerJetLPI. In particolare non vengono apportate modifiche al motore del veicolo (veicolo commerciale, autocarro, camion, pullman o trattore che sia) che mantiene quindi inalterata la struttura e le proprie caratteristiche originali. Ciò che invece viene installato sono alcune sonde di controllo, il serbatoio, un riduttore di pressione, un’elettrovalvola e gli iniettori del sistema GPL, quest’ultimi gestiti da una centralina elettronica la quale, deducendo il numero di giri dalla centralina principale già presente nella vettura, sarà in grado di regolare in tempo reale il corretto dosaggio dei due carburanti, riuscendo così ad ottenere una combustione migliore, meno inquinante – abbattendo notevolmente i PM10 – ed in grado di garantire una maggiore autonomia, frutto del doppio serbatoio. Per quanto riguarda la miscelazione, si potrà vedere come essa varierà in funzione di diversi fattori, quali: tipologia e configurazione del motore, potenza e soprattutto anno di produzione. In generale si può affermare però che il sistema dual-fuel permetta in media di portare il consumo di gasolio al solo 45%, che diventa 40% nei propulsori di ultima generazione.

Ma può essere applicata su qualunque mezzo Diesel? Il discorso legato alla versatilità del sistema dual-fuel va sicuramente accompagnato da quello dei costi: su architetture Diesel infatti caratterizzate da cilindrate contenute – si può considerare come limite inferiore 1800 cc – non risulta un’operazione conveniente, soprattutto se i chilometri che vengono percorsi risultano essere pochi. Per dare un’idea sulla spesa che comunque si dovrebbe sostenere per la trasformazione, si può dire che in media ci si aggiri sui 2750 € dove però, fattori come la tipologia del veicolo, influenzano notevolmente il costo, determinandone una maggiore convenienza per mezzi commerciali (medi o pesanti), autobus.  (Lorenzo Pollini)

Esempio applicazione sistema combinato DieselGPL

La Redazione

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