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Il fondatore di “Motor” Michele FAVIA DEL CORE

Definito da taluni dei suoi collaboratori dell’epoca “Maestro” della sua scuola di attività professionale legata indissolubilmente a Motor, Michele Favìa del Core si è sempre contraddistinto per la sua grande passione per il giornalismo cui dedicò l’intera vita.

Reduce dalla prima guerra mondiale alla quale aveva partecipato come ufficiale degli Alpini, iniziò le sue prime esperienze nella Gazzetta del Mezzogiorno sotto la guida di Raffaele Gorjoux, del quale egli spesso amava rievocare gli insegnamenti quando doveva dare, a sua volta, suggerimenti o consigli ai giovani redattori o collaboratori di Motor.

Da allora, e per oltre quarant’anni, la sua attività di giornalista si è svolta sempre con serietà ed impegno, dapprima presso alcuni dei maggiori quotidiani d’Italia (L’Italia Sportiva, di Roma; La Nazione, di Firenze; la Gazzetta del Popolo, di Torino; la Gazzetta dello Sport, di Milano della quale fu poi anche direttore dell’edizione romana; il Popolo di Roma; il Corriere della Sera, di Milano; il Giornale d’Italia) poi in periodici da lui stesso fondati e diretti.

La sua giovanile passione per lo sport ed il suo dinamismo, lo avevano indirizzato verso il giornalismo sportivo ed in particolare all’automobilismo, ai problemi del quale, sotto ogni aspetto, egli si interessò per oltre un trentennio.  Prima di dirigere le sue Riviste “Il Motore e l’Automobile” e , successivamente, “Motor”, lo ricordiamo negli anni Trenta, a capo del settimanale “RACI”  che era allora la pubblicazione ufficiale dell’Automobile Club d’Italia e poi del mensile “L’Automobile” dello stesso ente.

Rivestì anche importanti incarichi direttivi in organismi sportivi a carattere nazionale: Segretario Generale del C.O.N.I. dal 1928 al 1930 e Presidente della Federazione Italiana Nuoto (1940).

Partecipò alla fondazione dell’Assoc. Sportiva “Roma”, nata dalla fusione delle società calcistiche Alba e Fortitudo, e – mentre ricopriva una importante carica direttiva nello sport nazionale – collaborò attivamente alla piena riuscita della prima Mille Miglia per la parte relativa al regolare svolgimento della grande gara lungo l’intero percorso, organizzando capillarmente, con l’ausilio di tutte le autorità civili e religiose dei paesi attraversati, un efficiente servizio di propaganda e sicurezza.

“Motor” fu da lui fondato ai primi del 1945, quando ancora il nostro Paese era dilaniato dalla guerra.

Fu un atto di vero coraggio a causa delle difficoltà di ogni genere che bisognava superare per assicurarne la regolare pubblicazione.

Fu sempre fautore non soltanto dello sport automobilistico, ma anche e soprattutto della diffusione della automobile e della motorizzazione in genere in Italia.

A questa finalità si dedicò con sicura fede e tenace volontà, sino a fare di Motor come una bandiera al servizio dell’automobilismo e degli automobilisti, dei quali difese strenuamente gli interessi in ogni circostanza.

Dette anche vita ad altre pubblicazioni, quali la Rivista mensile “Motor Illustrato” e “Transport” – Agenzia giornalistica d’informazioni.

Amico apprezzato e consigliere stimato ed ascoltato di molte personalità del mondo dell’automobile del nostro Paese, come Enzo Ferrari che lo conobbe personalmente, ovunque la signorilità dei suoi modi era conosciuta e lo faceva additare come un vero gentiluomo.

Dotato di una forte tempra e di una inesauribile capacità di lavoro, furono innumerevoli le sue iniziative anche al di fuori della attività giornalistica.

Tutti ricordano i concorsi di eleganza dell’automobile da lui voluti ed organizzati nella Capitale con l’ausilio di valenti collaboratori, che rispondevano con entusiasmo agli inviti loro rivolti e che con lui, per tanti anni, condivisero le grane ed i successi.

Così come vivo è il ricordo delle riunioni del Circolo del Volante, da lui fondato in collaborazione con alcuni amici e da lui presieduto fin dal 1954 con la capacità e l’impegno a lui consueti.

Fu anche tra i fondatori dell’associazione fra i giornalisti dell’automobile (oggi U.I.G.A.).

Venuto a mancare nel 1968, in modo repentino, questa eredità spirituale venne raccolta all’epoca da uno dei suoi figli, Sergio, che ne ha seguito le orme e si è formato alla sua scuola affiancandolo validamente negli ultimi anni del suo lavoro e delle sue responsabilità. (Miki Motor)

La Redazione Motor