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ACI: mancano troppe risorse per la manutenzione delle strade provinciali

Oramai sono passati quasi quattro mesi dal terribile 14 agosto di quest’estate ed il cedimento del Ponte Morandi di Genova testimonia purtroppo solo l’ultima di una lunga striscia di collassi strutturali che ha coinvolto le infrastrutture italiane, fra cui strade, cavalcavia e ponti. E proprio da Genova che in parte si vuole ripartire, palco della 73a Conferenza del Traffico e della Circolazione, incontro che ha portato alla luce lo studio della Fondazione Filippo Caracciolo di ACI, intitolato “Il recupero dell’arretrato manutentorio della rete viaria secondaria: una priorità per il Paese”. Il fulcro centrale dello studio risiede nella necessità di sanare il gap di ben 132000 chilometri di rete stradale provinciale, dal punto di vista della manutenzione: si è evidenziato infatti come negli ultimi 10 anni siano mancati investimenti importanti in manutenzione per ben 42 miliardi di euro.

Sticchi Damiani alla 73° Conferenza del Traffico e della Circolazione

“Sulla capillare rete di strade secondarie si muove l’Italia”, ha affermato Angelo Sticchi Damiani – Presidente dell’Automobile Club d’Italia – che ha aggiunto: “carenza di informazioni sul patrimonio stradale del Paese, mancanza di risorse e complessità delle norme sono le criticità più ricorrenti, ma, quando si parla di qualità e sicurezza delle infrastrutture, i decisori locali, nazionali ed internazionali non possono trincerarsi dietro preconcetti “ideologici”: gli investimenti sulle strade, infatti, non aggravano il rapporto deficit/PIL. Al contrario, attraverso lo sviluppo economico, contribuiscono a migliorare il parametro finanziario oggi più critico per l’Italia. Senza dimenticare che gli incidenti sulle strade provinciali costano 3 miliardi di euro ogni anno. Ricalcando un saggio proverbio inglese, non dobbiamo dimenticare che chi pensa di fare il furbo e risparmiare un penny si ritrova poi a spendere una sterlina”.

Ha potuto poi sottolineare Giuseppina Fusco, presidente della Fondazione Caracciolo di ACI, come non ci si possa bendare gli occhi davanti ai numeri di decessi avvenuti sulle strade italiane e legati a doppio filo alla scarsa manutenzione di quest’ultime. Sono, infatti, il 29% sul totale dei morti che si registrano ogni anno, quelle avvenbute sulle strade provinciali.

Conti alla mano, si può considerare che il fabbisogno annuo per la manutenzione della rete stradale provinciale ammonti sui 6,1 miliardi di euro – dove circa il 72% è per quella straordinaria, mentre la restante parte per la ordinaria. Il problema risiede però nel fatto che ogni chilometro poi di provinciale richieda, in media, circa 46.000 euro l’anno, ma le risorse stanziate al momento ammontano solo a 500 milioni: risultato? Su solo l’8% della rete provinciale – circa 10800 chilometri – si può garantire una manutenzione idonea. Per la parte restante, un investimento – che in questo caso si tradurrebbe in circa 5,6 milioni di euro – sarebbe una mossa che porterebbe duplici benefici oltre alla manutenzione in sé per sé: si avrebbe infatti un incremento dello 0,9% del PIL e contemporaneamente una riduzione della disoccupazione prossima al 4% (circa 120000 nuovi posti di lavoro che verrebbero a crearsi).

Unanime anche Jean Todt, presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile, sulla questione sicurezza delle infrastrutture: “I progetti delle opere devono evidenziare l’annesso programma di manutenzione ordinaria con indicazione della cadenza degli interventi di manutenzione straordinaria e relativo dettaglio dei costi. Come la sicurezza delle auto, l’efficienza delle strade viene valutata da autorevoli organismi internazionali e la rete viaria secondaria deve raggiungere al più presto punteggi minimi a 3 stelle nella classificazione iRap-EuroRAP. Solo così si può abbattere del 30% il tragico numero degli incidenti stradali”, ha dichiarato. (Lorenzo Pollini)

 

La Redazione

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