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Le Peugeot “tre-zero”

301- La Capostipite

“Una 8CV, 4 cilindri, con una carrozzeria spaziosa e un telaio tubolare e ruote indipendenti”. E’ il 27 novembre 1931 quando Jean-Pierre Peugeot detta ai suoi tecnici l’input per la realizzazione di quella che all’inizio dell’estate seguente sarà la prima interprete della serie “tre-zero” di Peugeot. E’ una decisione in controcorrente quella del direttore dell’azienda, che vuole così fronteggiare gli effetti della grande crisi.

Peugeot non si limiterà più alla produzione di un modello unico (la 201), ma punterà piuttosto sulla creazione di una vera e propria gamma, in grado di stimolare i consumi, che è una delle ricette classiche dell’economia. Con questo modello, che utilizza in parte la base 201,  il Marchio torna a proporre una vettura di classe media con cilindrata attorno ad un litro e mezzo, un po’ com’è oggi la Nuova 308.

Nella gamma del Leone, la 301, vettura piuttosto elegante a ruote anteriori indipendenti, si posiziona subito sopra la 201. La prima versione fu la 301 C prodotta tra il marzo 1932 e l’agosto 1933 come berlina, limousine, coupé, cabriolet e roadster. Riscosse subito un buon successo, con quasi 21 mila unità vendute nel giro di poco più di un anno di presenza sul mercato, contribuendo alla ripresa della produzione, che nel 1933 supera il livello ante-crisi del 1929, con 36.178 unità.

Grazie alla sua versatilità, la 301 è in seguito proposta anche come Familiare (l’antesignana delle moderne station wagon) a più posti, come veicolo commerciale e perfino come vero e proprio autocarro (301 T). Nel settembre del 1934 fu lanciata la 301 D, sicuramente la 301 più originale, grazie alla carrozzeria molto arrotondata e profilata e con i fari anteriori molto ravvicinati tra loro al centro del muso.

Non manca, fin da subito, anche quella connotazione sportiva, che sempre accompagnerà le Peugeot “tre-zero”.

Nel 1933, all’autodromo di Miramas, il primo costruito in terra di Francia, una 301 batte il record internazionale delle 24 ore, a 110,417 km/h di media.

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La Peugeot 301 coupe
La versione cabriolet della 301
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La rivoluzione “zero due”

La 302 appartiene alla declinazione “zero-due”, ovvero alla gamma che nasce intorno alla 402, la più moderna delle Peugeot dell’anteguerra, che fa invecchiare di colpo tutte le altre concorrenti. A livello telaistico la gamma “zero-due” inaugura la tecnica del telaio “bloctube” (tubolare”) che assicura una maggiore rigidità, e una ridotta altezza da terra. Ma è l’aerodinamica a colpire, con la grossa calandra anteriore  divisa in due sezioni verticali, all’interno della quale sono sistemati in fari. Una soluzione che “pulisce” i parafanghi anteriori, favorendo lo scorrimento dell’aria lungo le fiancate, con i parafanghi posteriori carenati e integrati nel raccordo finale studiato ad hoc per creare  vortici. La carrozzeria è a quattro o sei luci, due o quattroporte. La differenza per la 302 la fa il motore; monta infatti un 4 cilindri da 1758 cc in grado di erogare una potenza massima di 43 CV a 4000 giri/min. La velocità massima era di 105 km/h. La distribuzione avveniva tramite valvole in testa azionate da un albero a camme laterale. Il cambio è manuale a tre marce.

La 302, commercializzata nel 1936, proposta anche nelle versioni coupè, cabriolet, Eclipse con il tetto rimovibile, ha superato in un paio d’anni quota 25.000.

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La Peugeot 302
La Peugeot 302 esposta al Roma Motor Show
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La piu’ bella del mondo

Il più affascinante dei modelli 302 rimane il roadster Dar’lmat, che riprende il nome del Concessionario parigino Emile Darl’mat. L’idea di Darl’mat  è quella di costruire un modello che deve avere “la velocità di una vettura da corsa, il confort di una vettura turismo, il costo di una vettura di serie”. E’ su questa base che nascono i famosi roadster 302/402 DS sui quali lavora Charles De Cortanze. Della 302 la Darl’mat ha il telaio, della 402 il motore TH 1991 cc, sul quale si interviene sul rapporto di compressione portato a 7,4:1 e sull’aspirazione, per arrivare a un potenza di 70 CV e una velocità di 145 km/h. Le linee esterne sono definite da Georges Paulin, e carrozzeria costruita da Marcel Pourtout. Bassa e filante, con un cofano prolungato, e la calandra che conferma l’appartenenza alla gamma “zero-due”. Caratteristica e la linea delle portiere, e del posteriore, ispirato alla coda di una cometa.

La 302/402 DS entusiasma nei numerosi concorsi di bellezza,  ma si trova perfettamente a proprio agio anche in pista. Il suo palmares si apre  con il record sulle 24 Ore, a una media di 139,3 km/h, stabilito a Monthléry nel novembre 1936 da Charles De Cortanze, Marcel Contet al volante del prototipo carrozzato in alluminio. L’equipaggi aggiunge un’ora supplementare a 144,778, con un giro record a 147,489. E’ grazie a questo exploit che Darl’mat firma un contratto con Peugeot per costruire una piccola serie di vetture, partendo da chassis nudi e motori forniti direttamente dalla Casa, che si occuperà della commercializzazione attraverso la propria rete. Alcuni di questi modelli 302 e 402 utilizzano la trasmissione elettromagnetica Cotal, già presente sulle 402 di serie, indicata dalla sigla DSE .

Il passo successivo è la 24 Ore di Le Mans. All’edizione del 1937 partecipano nella classe due litri, tre Darl’mat. Grazie a una preparazione specifica il motore alimentato da due carburatori Zenith eroga 73 CV di potenza, e la velocità tocca i 170 km/h. I freni a tamburo sono quelli dei taxi, di dimensioni maggiorate. Alla loro prima esperienza le Darl’mat si piazzano al settimo posto dell’assoluta con Jean Pujol e Marcel Contet, che sono secondi nella classe 2000, con in scia Charles de Cortanze e Maurice Serre, che hanno marciato a una media di 114,2 km/h, e ancora al decimo posto con Daniel Porthault e Louis Rigal. In pratica è una prova di durata d’insieme, la sola squadra a portare tutte le vetture al traguardo, secondo quanto richiesto da Peugeot.

Ma nel giugno del 1938 le cose cambiano. Questa volta Darl’mat vuole la vittoria nella 2 litri. Le tre vetture sono ulteriormente evolute, i motori adottano pistoni Borgo, testate in Alpax, e sono accreditati di 87 CV. La corsa è durissima, alla fine rimane solo la vettura di De Cortanze-Contet che tagliano il traguardo in quinta posizione assoluta, primi nella due litri. Nelle 24 Ore hanno percorso 2897,9 km a una media di 120 km/h. Sono un centinaio le 302 e 402 Darl’mat costruite in totale, la metà roadster, e l’altra metà cabriolet e coupè. Ne esistono ancora un trentina, conservate gelosamente, come altrettanti gioielli. (fc)

A seguire: La 304 e la 305

 

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