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PORSCHE
Tutte le “hit” della Casa di Stoccarda dalla prima 356 alle odierne 911
Di Franco Carmignani
Porsche ha appena festeggiato i… primi quarant’anni (!) dalla vittoria “numero 1” alla 24 Ore di Le Mans, dove dopo il primo exploit della 917 KH di Hans Hermann e Richard Attwood il 14 giugno 1970, il Cavallino di Stoccarda è diventato il recordman assoluto della grande maratona francese, con sedici successi, sette in più di Ferrari e Audi, conquistati nel giro di ventotto edizioni! E’ questo uno dei tanti record di Porsche, che è uno dei grandi leader non solo nel mondo delle corse, ma anche tra le vetture performanti di serie e in campo tecnologico. E soprattutto Porsche è un modo di essere e una filosofia dell’automobile, a livello Casa e clienti! Tutto è cominciato poco più di sessant’anni fa, a Gmünd in Austria, dove era stata trasferita l’attività Porsche, subito dopo la fine della guerra. In quel villaggio della Carinzia, il 17 luglio 1947 venne ultimato il progetto 356.00.105, che riprendeva una delle tante idee, quella di una coupè sportiva, del vulcanico Prof. Ferdinand Porsche, elaborate nell’ambito del suo ultimo grande impegno, la creazione del Maggiolino VW.
LA PRIMA PORSCHE La 356 è la prima vera Porsche. Oltre al “Professore”, rientrato dalla detenzione in Francia, grazie a una sorta di cauzione messa insieme con il finanziamento ottenuto dalla Cisitalia per il progetto della F1, si deve soprattutto a Ferry Porsche e Karl Rabe. Il primo modello, accanto al quale posano nella celebre immagine Porsche padre e figlio, è una roadster disegnata da Erwin Komenda. Il motore centrale è derivato dal 1.1 litri del Maggiolino, così come sospensioni, freni e cambio. I risultati sono subito incoraggianti.
IL MITO DELLA CARRERA Intanto, Porsche, il Cavallino di Stoccarda – lo stemma adottato nel 1953, deriva da un’idea iniziale di Ferry Porsche, poi elaborata da un grafico, ed è appunto lo stemma araldico della Città, il cavallo, sui colori del Baden Württemberg – si fa un nome anche nelle corse. Già nel 1951, c’è la prima vittoria di classe alle 24 Ore di Le Mans, con una versione carenata della 356 guidata da Auguste Veuillet, l’importatore francese, e Edmund Mouche, che si impongono nel raggruppamento 751-1100 cc coprendo complessivamente 2840,650 km a una media di 118,360 km/h. Seguono altri exploit, tra cui il terzo posto assoluto, e il primo nella classe 1500, di Hans Hermann (sì proprio lo stesso della premiére a Le Mans) alla Carrera Messicana del 1954, dal quale poi deriva la denominazione di alcune delle Porsche più sportive, a cominciare da 356 1500 GS del 1955 che vanta una potenza di 100 CV e una velocità massima di 190 km/h. La gamma 356 del 1955 introduce anche l’altra denominazione più classica: “A”. La Porsche 356 A, ulteriore evoluzione stilistica del modello, rimane in produzione dal 1955 al 1959. Poi arriva la 356 B, costruita fino al 1963. La 356 B monterà tra l’altro la doppia griglia sul cofano posteriore, mentre sulla base della Carrera 1.6 da 135 CV, Carlo Abarth, che aveva partecipato al famoso progetto della Cisitalia F1, realizza la famosa Carrera Abarth in alluminio, destinata alle corse. Chiude la trilogia la 356 C, prodotta nelle versioni 1600 C e 1600 SC da 75 e 90 CV, tra il 1963 e il 1965.
I NUMERI PORSCHE La Porsche 356 arriva a un totale di 76.000 unità. Ma intanto non è più l’unico “numero” di Stoccarda. Negli anni Cinquanta ricordiamo la 550 Spyder, famosa in negativo per la fine di James Dean, e in positivo per la prima vittoria Porsche alla Targa Florio del 1956 con Umberto Maglioli. Poi a seguire l’RS 60, la 718 W RS, la 787 ecc . Sono tutti modelli sportivi e da corsa. La più famosa in assoluto è la 804, la F1 di Porsche! Leggerissima, pesa appena 6 kg in più rispetto ai 450 kg regolamentari! Telaio a traliccio, motore otto cilindri boxer raffreddato ad aria, progettato dall’Ing.Hans Metzger, alimentato a carburatori, e poi con l’iniezione Bosch, con 180 CV di potenza. Nel 1962, a Rouen in Francia alla guida di Dan Gurney vince il primo Gran Premio per Porsche. L’avventura in F1 è però di breve durata. L’impegno finanziario per l’acquisto della carrozzeria Reutter e l’imminente arrivo di nuovi prodotti, impongono lo stop.
ARRIVA LA 911 In effetti nel 1963 nasce quella che è “la Porsche” per eccellenza: la 911, numero magico che ha rivoluzionato non solo la storia della Casa di Stoccarda, ma quella dell’intera categoria delle auto sportiva, e con questo modello sono nati anche i “porschisti”-DOC che ne hanno apprezzato tutte le generazioni che si sono succedute per quasi cinquant’anni! Con la 911 entra in scena anche la terza generazione dei Porsche. Ad Alexander “Butzi” Porsche si deve quel design unico di coupè 2+2, mentre al cugino Ferdinand Piech, figlio di Loüise, la sorella di Ferry, si deve la meccanica, in particolare il motore sei cilindri 2 litri raffreddato ad aria, doppio albero a camme in testa, alimentato a carburatori, con 150 CV, e 17,65 kgm di coppia massima a 4.600 giri/min, capace di 206 km/h, e ancora la sospensione anteriore McPherson, i quattro freni a disco, ecc. Dalla 911 nasceranno un’infinità di derivati, a partire dalla Targa, così chiamata in omaggio alle undici vittorie Porsche nella grande corsa siciliana, con l’inedita e pratica soluzione del roll-bar centrale e del tetto asportabile. E poi la 911L, la 911S, la 911T e l’immancabile Carrera. Crescono anche le cilindrate da 2.2 a 2.7 litri, ai 3.2 delle Carrera degli anni Ottanta… mentre continuano i grandi successi nello sport.
I GRANDI SUCCESSI NELLO SPORT Nel lungo elenco fanno parte le tre vittorie consecutive al Rally di Montecarlo con Vic Elford (911T) nel 1968 e Bijorn Waldegaard (911S) nel 1969-1970, la già ricordata striscia a Le Mans, gli innumerevoli titoli nel mondiale marche con le 917, le 956 e le 962, la Coppa Can-Am con le incredibili 917/10 di George Follmer e 917/30 KL di Mark Donohue nel 1972 e nel 1973, la F1 dove McLaren con i motori TAG Porsche progettati da Hans Metzeger ha vinto nel 1984 con Niki Lauda e nel 1985-1986 con Alain Prost, per finire alla stessa Parigi-Dakar! conquistata da René Metge nel 1984 con la 911 e nel 1986 con la superba 959 4x4.
NUOVI ORIZZONTI
Anche se la 911 in tutti questi anni ha rappresentato un “must” e una sicura carta vincente a livello commerciale la grandezza Porsche sta anche nella ricerca di nuove soluzioni, non solo tecniche al centro di Weissach, ma anche nelle proposte alla clientela.
Subito dopo i primi successi della 911, molto sentita c’è stata per esempio la voglia di estendere il “Porsche-Power” a una clientela più vasta. In questa direzione è nata la 912 con motore quattro cilindri 1.6, che in Italia a metà anni sessanta costava 3,2 milioni di Lire, ovvero un terzo in meno della 911, proposta anche in versione Targa. Poi la 914 del 1969, proposta con motore quattro cilindri 1.7 litri VW 411 raffreddato ad aria, alimentato con iniezione, capace di 80 CV e quasi 180 km/h, e la 914/6 con il sei cilindri della 911T con 110 CV di potenza e una velocità di 200 km/h. A metà degli anni settanta e all’inizio degli ottanta ecco la serie delle 924, 924 Turbo, 944, 944 Turbo, con motori quattro cilindri anteriori di 2.0 litri aspirato da 125 CV, sovralimentato da 170 CV, e 2.5 aspirato (163 CV) e sovralimentato (220 CV), e ancora le più grandi 928 e 928 S, con motore anteriore, con il cambio in blocco con il differenziale, il sistema transaxle, come sulle 924 e 944, otto cilindri a V di 90° bialbero di 4,7 litri con 300 CV e oltre 250 km/h.
AL PASSO CON I TEMPI E siamo quasi ai giorni nostri. Il file rouge è sempre la 911, ormai arrivata alla sua evoluzione più avanzata, con al top la splendida la 911 GT3, con motore 3.8 aspirato da 438 CV , e la 911 Turbo con il sei cilindri boxer da 500 CV, oltre alle varie Carrera, coupè, targa e cabriolet. E poi le… nuove generazioni: la Boxster, la Porsche “Open Air” e la Cayman, la slanciata coupè decisamente giovanile e… femminile! E i due successi più recenti che hanno aperto altri e più stimolanti scenari. Porsche Cayenne quello del SUV sportivo – parliamo sempre di Porsche! - con un’ampia offerta dedicata che va dal modello base con il classico motore sei cilindri da 300 CV e trasmissione tiptronic, al Diesel da 240 CV, dal Cayenne S con motore otto cilindri 4,7 litri da 400 CV, capace di 258 km/h, per finire al Cayenne Turbo da 500 CV. Per quanto riguarda l’ultima nata, la Panamera, è la prima vera autovettura Porsche a quattro porte. E già questo le conferisce un primato, unitamente alla sua tecnica sopraffina e al suo livello di qualità. Basti dire che la Panamera Turbo si presenta come un raffinato salotto, all’interno del quale è possibile viaggiare oltre i 300 km/h!
IL FATTORE H 911 e Cayenne condividono in questo inizio di seconda decade degli anni duemila anche l’ennesima sfida Porsche: l’ibrido, che per la verità era stato studiato anche dallo stesso Ferdinand Porsche. Tra le sue tante applicazioni il “Professore” aveva sviluppato già nel 1900 la prima full-hybrid perfettamente funzionante. Si trattava “Semper Vivus” realizzata per la Ludwig Lohner & Co di Vienna la fabbrica imperialregia delle auto di corte. La Lohner Porsche «Semper Vivus» era dotata di due motori a combustione e di motori elettrici nei mozzi delle ruote ed era in grado di accumulare temporaneamente energia in una batteria. Ma torniamo all’odierno “Fattore H” di Porsche, che presto interesserà anche la Panamera. Per il Cayenne i tecnici di Stoccarda propongono un sistema che abbina il motore sei cilindri tre litri a combustione interna da 333 CV a un motore elettrico da 47 CV, per una potenza complessiva di 380 CV. Novità a livello batterie, con un pack costituito da 240 celle al nickel metallo ibrido che pesa meno di 70 kg e sviluppa un picco massimo di 288 Volts. Il tutto è gestito da un modulo di controllo elettronico, denominato “Hybrid Manager”. La velocità massima è 242 km/h, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6”5.
La nuova 911 “H”, a livello motorizzazione abbina ugualmente un motore a combustione interna, il sei cilindri boxer posteriore ora di 4 litri di cilindrata, capace di 480 CV, con due motori elettrici anteriori da 60 kW l’uno, che mettono a disposizione una potenza supplementare complessiva di 120 kW sull’ assale anteriore. Ma il cuore del sistema è il generatore-accumulatore a volano, progettato e realizzato da Williams Hybrid Power su specifica Porsche, composto appunto da un volano, che arriva fino a 40.000 giri/min, e uno statore, posizionato sulla destra accanto al pilota per garantire anche la migliore distribuzione dei pesi, e ovviamente la sofisticata elettronica. Il principio è però sempre quello dell’accumulo dell’energia in fase di frenata, e di alimentazione dei motori elettrici quando è necessario con un surplus di potenza. Tutto è delegato al pilota, che soprattutto in uscita di curva comanda il sistema con gli ormai tradizionali manettini sul volante, in particolare il “boost paddle”, tenendo presente che per ogni ciclo di carica occorrono 6-8 secondi. La vettura è per ora destinata alle competizioni, ed è impegnata nel campionato endurance del Nürburgring. E proprio alla 24 Ore sulla Nordschleife ha sfiorato il primo clamoroso exploit, dominando la gara fino a un’ora e mezzo dalla fine. E chissà che con l’ibrida Porsche non torni anche al top nella 24 Ore di Le Mans, che è molto attenta alle più recenti evoluzioni dell’automobile… Ma intanto la storia continua, nel segno del Porsche Power, un modo di interpretare l’automobile e la tecnica unici al mondo. Un sound per veri intenditori!
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La vettura, anche grazie al peso inferiore ai 600 kg, raggiunge i 140 km/h. Ferry Porsche si concentra dunque sul modello definitivo: la 356 coupè che nasce a metà del 1948 e sarà presentata ufficialmente al Salone di Ginevra del ‘49. A Gmünd vengono costruiti