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BMW TRA STORIA E FUTURO

 

TEMPI MODERNI

Una lunga tradizione iniziata con gli aerei e le moto e poi proseguita con le auto con tecnologia e innovazione alla base di una filosofia costruttiva assolutamente unica e che ha saputo rinnovarsi col tempo.

 

di Franco Carmignani

 

Nel 1940, quando Michele Favia Del Core ha dato il via all’iniziativa editoriale dalla quale è nato “Motor”, la BMW, che già poteva contare su quasi cinque lustri di storia festeggiava uno dei suoi grandi traguardi. Il 28 aprile 1940 Huschke von Hanstein e Walter Baumer con una BMW berlinetta vincevano la 13ma edizione della Mille Miglia, destinata a rimanere famosissima! Corsa sul triangolo  Brescia-Cremona-Mantova, 167 km da percorrere nove volte. Nell’ordine d’arrivo a completare il trionfo della casa monegasca altre tre vetture, le spider aerodinamiche, di Brudes-Roese terzi, Briem-Richter e Wencher-Scholtz.  La vettura vincitrice e le altre tre spider sfruttavano l’esperienza maturata nell’edizione del 1938, le due BMW 328 di Fane-James e Lurani-Schaumburg si erano piazzate all’ottavo e al decimo posto. In particolare la berlinetta Touring, che aveva già corso alla 24 Ore di Le Mans, equipaggiata con il motore sei cilindri due litri, faceva del rapporto peso-potenza, estremamente favorevole visto il peso ridotto, e della velocità le sue armi migliori. Studiata in galleria del vento, aveva una velocità di 217 km/h. E di fatti Von Hanstein-Baumer vinsero a 166,723 km/h con un giro record a 174,102 km/h, velocità che fino ad allora non si erano mai viste sul percorso classico della 1000 Miglia. 

 

QUELLA FAMOSA MILLE MIGLIA DEL 1940

Quello della Mille Miglia 1940 è il punto topico della prima parte della storia della BMW, nel periodo tra le due guerra. E’ proprio durante la Prima Guerra che nasce a Oberwiesenfeld a nord di Monaco la Bayerische Motoren Werke GmbH, che l’anno seguente diventerà una compagnia pubblica aggiungendo la sigla AG, nuova ragione sociale della precedente Rapp Engine Works. Nasce anche il simbolo destinato a identificare per sempre la BMW: il cerchio con due quadranti blue e due bianchi, i colori bavaresi che idealmente simbolizzano il movimento di un’elica. In effetti la prima attività è nel settore aeronautico in grande sviluppo all’epoca. Il primo motore BMW è infatti il sei cilindri in linea “IIIa” basato su un progetto di Karl Rapp, destinato agli aerei, successivamente evoluto dal giovane ingegnere Max Friz, che arrivava dal reparto corse Daimler che mette a punto un speciale carburatore d’altitudine per risolvere uno dei grandi problemi di alimentazione.

 

I RECORD

Nel 1919 il pilota collaudatore Franz Zeno Diemer realizza tutta una serie di record in volo con un ulteriore evoluzione del motore: il più spettacolare è quello dei 9760 metri di altitudine, addirittura superiore a quella di crociera dei moderni aerei, senza cabina pressurizzata! Ma sempre nel 1919 il trattato di Versailles vieta alla Germania di produrre motori aerei per cinque anni. Max Friz decide di orientare la produzione BMW in ambiente…terrestre, e precisamente su due ruote e lo fa con un altro capolavoro, destinato poi a segnare la tradizione e i principi costruttivi della casa bavarese. La BMW R32, assemblata a mano pezzo per pezzo,  ultimata nel 1923 ha il motore boxer e la trasmissione a cardano…Da quella prima moto viene derivata anche una versione corsa, la R37 con motore 750 che diverrà celebre per i record mondiali velocità di Ernst Henne. Il 19 settembre 1929 raggiunge i 216 km/h, migliorando di nove km il precedente record. Poi il 28 novembre 1937 utilizzando una speciale carenatura aerodinamica arriva a 279,5 km/h! un record che sarà battuto solo quattordici anni più tardi!

 

Nel 1924 è finalmente ripresa  la produzione aerea, che porterà anche qui a nuovi record come quello dell’idrovolante Dornier Whale che con Wolfgang von Gronau fa il giro del mondo in 26 tappe coprendo complessivamente 44.800 km con una velocità di crociera di 180 km/h e un’altitudine massima di 3500 metri. Saranno più di 7000 i motori 12 cilindri BMW VII  prodotti a Monaco, e altri ancora su licenza in altri paesi.

 

LA PIU’BELLA ROADSTER DEL MONDO

Ma intano è arrivato anche il momento dell’auto!  BMW rileva l’azienda di Heinrich Ehrhart, che in ordine di tempo è stato il terzo costruttore tedesco dopo Daimler e Benz, il marchio Dixi e la licenza di costruzione della Austin Seven. Nel 1929 una Dixi di serie vince l’Alpine Run, sui più importanti passi montani. Nel 1932 ecco la prima vera BMW la 3/20, poi finalmente la 303, che inaugura la tradizione dei motori sei cilindri, progettati a Monaco e costruiti ad Einsenach, e la famosa calandra a “doppio rene”. Nel 1936 il boom con la 328! “Il Roadster” progettato da Rudolf Schleicher e Fritz Fiedler è destinato a rivoluzionare il mondo dell’auto anche a livello tecnico, con il suo telaio tubolare, il motore sei cilindri con testa in lega leggera, l’innovativo sistema di distribuzione e i tre carburatori a corrente discendente. Un cocktail vincente anche nelle corse, a partire dall’esordio al Nürburgring. La BMW 328 sarà costruita in soli 464 esemplari, ma il suo mito è immenso…

Gli anni trenta si chiudono con altre due imprese il primo volo Berlino-New York senza scalo dello Junker Ju 52 equipaggiato con i motori radiali raffreddati ad acqua BMW Model 132 da 2000 HP, e la vittoria di “Schorsch” Meier al Tourist Trophy con la straordinaria BMW 60 HP con compressore, considerata all’epoca la più veloce moto in Europa con una punta di 210 km/h.      

  Dopo la vittoria alla Mille Miglia, però , la produzione BMW viene convogliata nel settore bellico, con i sidecar R75, e gli studi sui primi motori a reazione BMW 003 utilizzati sul Messerschmitt 262, l’Arado 234 e l’Heinkel He 162. Poi i bombardamenti, le distruzioni, l’impianto di Eisenach finito nella zona di controllo dei russi, la faticosa ripresa, l’ordine di smantellamento della fabbrica di Milberstone a nord di Monaco, e quattro lustri molto difficili…

 

La prima ripresa, come nel 1919, è legata alle moto. Nel 1948 arriva il permesso di riavviare la produzione nell’impianto di Monaco. A Natale del 1948 è pronta la nuova R24, con motore monocilindrico 250 cc da 12 HP, con cambio a quattro marce. Il primo anno ne vengono costruite 10.000, l’anno seguente la produzione che si estende anche alla nuova R25 arriva a toccare le 17.000 unità. 

 

Nel 1951 tornano anche le auto con la berlina 501, che riprende l’impostazione dell’anteguerra, motore sei cilindri e un telaio piuttosto pesante, un mix che non viene premiato dal mercato. Più importante è la 502, con motore otto cilindri, il primo costruito in Germania, con monoblocco e testa in lega leggera. Dal 1959 la 502, monterà anche, prima berlina tedesca i freni a disco. L’idea del motore otto cilindri in lega leggera sarà poi ripresa nel 1992  con due moderne varianti utilizzate su Serie 5, Serie 7 e Serie 8..

 

Da ricordare ancora, nel 1954, inizia con Wilhelm Noll-Fritz Cron la lunga serie di vittorie della R50/2 nel Motomondiale classe Sidecar,che andrà avanti ininterrotta con vari equipaggi tra cui Walter Schneider-Hans Strauss e Max Deubel-Emil Horner fino al 1967, per poi allungarsi ancora con i cinque titoli di Klaus Enders e Ralf Engelhart  tra il 1969 e il 1974.

 

E sempre quell’anno BMW gioca la carta dell’Isetta “Motocoupè”, su licenza Iso, proposta con i motori tedeschi 250 cc e 350 cc e più tardi 600 cc.

 

Due anni più tardi il rilancio del roadster con un altro splendido modello la 507 disegnata dal Conte Albrecht Goerz, che lavora anche sul progetto di una quattro posti 503. E’ una delle più belle BMW di sempre, che sarà acquistata anche da parecchi VIP a partire da Elvis Presley. Oltre alle linee atletiche ed eleganti, con un pizzico di gusto americano – Goerz vive a New York – ha il motore V8 in alluminio di 3.2 litri che eroga 150 CV a 5.000 giri/min, sufficienti per spingere la vettura a 220 km/h. Ne saranno vendute 252 unità.

Foto BMW 507

Dida: Ecco la foto della 507 in tutto il suo splendore: un’auto davvero ambita.

 

L’ASSO NELLA MANICA

Ma i conti dell’azienda non vanno bene. Le grosse limousine hanno prezzi troppo elevati, la domanda delle moto è crollata dalle 30.000 unità del 1954 alle 5.400 del 1957. Morale della favola a fine 1956 BMW accusa un deficit di 6 milioni di marchi. Sembra la fine. C’è un’offerta di acquisto da parte Daimler Benz, ma c’è la reazione di alcuni azionisti, e in particolare del magnate tedesco Herbert Quandt, che nel 1959 riesce a rilanciare l’azienda, anche perché BMW ha un asso nella manica. E’ la nuova 700, disegnata originariamente da Michelotti. Motore bicilindrico posteriore raffreddato ad aria, carrozzeria berlina o coupè in acciaio, arriva nel momento giusto per soddisfare un mercato in grande espansione nella fascia basso di gamma e diventato il primo grande successo di vendite targato BMW. 

 

Poi, c’è il definitivo salto di qualità con la 1500 lanciata nel 1962. Creata da un team di cui fanno parte Wilhelm Hofmeister, Fritz Fiedler, Eberhard Wolff e il designer Alexander von Falkenhausen. E’ la vettura che definisce la “New Class”, ovvero la “Classe “BMW” che dura tuttora con la Serie 3! A fine 1971, quando esce di produzione la 1500 avrà totalizzato 156.130 unità. Ed è grazie ai successi della 700 e della 1500 che nel 1963  la BMW torna in attivo.

 

LA “NEW CLASS”

Gli anni sessanta si trasformano nella decade di maggior successo della storia BMW fino a quel momento. La “New Class” significa stesso concetto di vettura con diverse dimensioni. Dopo la motorizzazione 1800, arrivano in successione la 2002, che sarà prodotta in 200.000 unità, la 1602 due porte, la 1502, la 2002 Turbo. Complessivamente tra il 1966 e il 1977 la serie 02 totalizza 850.000 unità. Debuttano anche i nuovi motori sei cilindri che equipaggiano BMW 2500 e BMW 2800. A fine anni sessanta riprende corpo anche la produzione motociclistica con la BMW 5/series nel nuovo impianto di Spandau a Berlino, mentre gli anni 70 si aprono con la costruzione della nuova avveniristica sede di Monaco, con uffici, museo, centro direzionale ecc, nelle vicinanze del Parco Olimpico, con le quattro torri ideate dall’architetto viennese Professor Schwanzer che simboleggiano quattro cilindri, ma soprattutto la filosofia e il primato tecnologico BMW. Questo periodo, durante il quale la società è guidata da Eberhard von Kuenheim, è davvero cruciale. Nel 1972 la compagnia realizza un turnover di 2 miliardi di marchi. Viene inaugurato un secondo impianto di produzione a Dingolfing, dove c’era il vecchio sito BMW-Glas, e apre anche la fabbrica di Rosslyn in Sud Africa. Nasce anche il BMW Motorsport, che sovrintende la sempre più intensa attività sportiva, che vede la Casa bavarese primeggiare in F2, nelle silhouette e nei campionati turismo. E c’è anche un nuovo modello di svolta. La Serie 5, che riprende la trazione delle 501, 502 e 507 degli anni Cinquanta, è subito premiata dai mercati. Parte con la 520, cui si aggiungeranno altri quattro modelli con motori quattro e sei cilindri. E arriva il momento di dare un’erede anche alla Serie 02. Nel 1975 ecco la prima Serie 3, che dà vita a quella lunga straordinaria e amatissima striscia di gamme-modello che ci accompagna fino ai giorni nostri, al pari della stessa Serie 5, della Serie 6 e della Serie 7. Boom anche tra le moto con la BMW R 100 RS che introduce nel settore i concetti dell’aerodinamica più avanzata. Intanto  BMW Motorsport GmbH realizza a sorpresa l’affascinante coupè M1 con motore sei cilindri centrale con potenze da 262  a 470 CV. L’M1 è impiegata anche in corsa nel campionato monomarca Procar con al volante grandi campioni come Niki Lauda e Mario Andretti, ed è protagonista anche di BMW Art Cars, una simbiosi che  coinvolge vari artisti come Alexander Calder, Frank Stella, Roy Lichtenstein, e Andy Warhol quest’ultimo proprio con la M1.

 

 

I GRANDI SUCCESSI SPORTIVI

Gli anni Ottanta si aprono all’insegna dei grandi successi sportivi. La GS80 vince a ripetizione la Parigi-Dakar tra le moto con Gaston Rahier e Hubert Auriol, Nelson Piquet è Campione del Mondo F1 1983 con la Brabham motorizzata con il quattro cilindri 1.5 progettato da Paul Rosche, che è il primo motore turbo a imporsi nel torneo iridato. Nella categoria Turismo la BMW M3 vince il Campionato Mondiale Piloti 1987 con l’italiano Roberto Ravaglia, grande specialista della categoria, che poi diventerà un apprezzato team manager e gestirà le attività sportive di BMW-Italia. Per quanto riguarda la M3 è anche un successo stradale: la versione di serie conta ben 60.000 clienti.

 

NUOVE TECNOLOGIE

Alla base dei successi BMW c’è la continua ricerca, e l’esplorazione di nuove tecnologie, che dal 1987 vengono studiate e promosse dal Centro Ricerca e Ingegneria di Monaco, dove lavorano circa 6.000 tra scienziati, ingegneri e designers.  Un esempio per tutti è la nuova roadster Z1: telaio tubolare con carrozzeria in plastica, le portiere ad apertura verticale con comando elettrico, assale posteriore a “Z”, baricentro ridotto, motore sei cilindri…BMW è anche uno dei primi costruttori al mondo a introdurre nel 1987 un differenziale a slittamento limitato con controllo elettronico, seguito dal sistema ausiliario di assale posteriore sterzante tra il 1990 e il 1992, che debutta inizialmente sui modelli dodici cilindri della Serie 8. Tra le moto è da segnalare l’introduzione dell’ABS sulla R100T.

 

Proprio i motori dodici cilindri permettono a BMW di vincere per due volte la 24 Ore di Le Mans, nel 1995 con la GT realizzata in joint-venture con McLaren, e nel 1999 con l’omonima BMW V12 LMR, al volante della quale c’è anche l’italiano Pier Luigi Martini.

 

I FAVOLOSI ANNI NOVANTA

Gli anni Novanta sono intensissimi. BMW torna da protagonista nel settore aereo, con la joint-venture BMW Rolls-Royce GmbH che dà vita a una nuova gamma di motori – BR700 - destinati ad aeromobili “business” di grandi dimensioni come il Gulstream V e il Bombardier Global Express, o commerciali a corto e medio raggio come il McDonnell Douglas MD-95. Il settore ricerca si concentra sui temi della mobilità per il futuro, lavorando sulla propulsione elettrica e su quella a idrogeno, oltre sul riciclaggio. C’è poi l’acquisizione del Gruppo Rover, con i vari marchi MG, Land-Rover e Mini. Sul piano del prodotto nel 1995 arriva la nuova Serie 5, che presenta una serie di innovazione epocali come il telaio tutto in alluminio, compreso l’intero assale posteriore, la riserva di calore per ridurre le emissioni in fase di avviamento, il navigatore CARIN, e una quota di riciclaggio dell’85%. Nella nuova fabbrica statunitense di Spartanburg, nella Carolina del Sud, nasce la nuova linea di roadster Z3, ingaggiata anche come…auto personale di James Bond! Nel settore moto la RC1200 C del 1997, e un’altra importante innovazione come la BMW C1

 

TEMPI MODERNI

E siamo ormai ai giorni nostri! Sempre fedele ai concetti dell’innovazione, e della trazione posteriore, nel 2004 BMW propone tra l’altro la tecnologia Valvetronic, e il motore diesel con turbocompressore bi-stadio. Viene lanciata anche una nuova affascinante versione della M3, con motore otto cilindri.

 

Altri boom sono legati al “SUV-by-BMW” con X5 e X3, cui recentemente fanno seguito altre due interpretazioni avanzate come l’X6 coupè, e l’X1! e alla Mini, che BMW, dopo aver ceduto Land Rover e MG Rover, rilancia come marchio autonomo. Proprio per la Mini viene avviato il programma di sviluppo dei nuovi motori benzina in joint-venture con PSA, mentre nel 2003, BMW acquisisce da VW la Rolls-Royce.

 

C’è anche il ritorno in F1 prima con i motori alla Williams, poi con una monoposto tutta BMW, e, recentissimo l’approdo nel Mondiale Superbike.

 

E anche il futuro è dietro l’angolo con la Vision-R, la base di partenza dei futuri coupè BMW, così come il centenario dell’elica bavarese che è ormai alle porte!