| Speciale Ayrton Senna |
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TRA MITO E STORIA
Di Franco Carmignani
Dagli schermi alla pista. Dalla pista agli schermi. No, nel caso di Ayrton Senna non si può parlare di un “pilota prestato al cinema”, come per Steve McQueen, anche se ad Ayrton Senna è stato ora dedicato un film documentario, oltre a tante mostre come quella dell’anno passato all’Ambasciata del Brasile a Piazza Navona. Operazione quanto mai gradita, anche perché nel caso di Ayrton Senna ci troviamo di fronte a un uomo che è molto più di un pilota e di un mito, e il film uscito lo scorso inverno cerca di metterne a fuoco la personalità e il suo valore globale. Come spesso avviene l’opera nasce da una scoperta, quella del regista inglese Asif Kapadia, che ha confessato di non essersi mai interessato alle corse prima di questo incontro, che invece l’ha fatto appassionare. Al produttore James Gay Rees si deve il fatto di aver coinvolto la famiglia di Ayrton, che cura gelosamente il ricordo oltre alla fondazione che porta il suo nome e opera nel sociale in Brasile, e lo stesso Bernie Ecclestone, che hanno messo a disposizione il materiale necessario. Unendo insieme tutte queste forze è nato: “Senna”. Il film, come tutti i documentari, è didattico, e a parte qualche errore, si può dire ben riuscito, anche se non esaurisce la figura, per certi versi complessa, del campionissimo brasiliano. Ayrton Senna appartiene ai grandi miti dell’Automobilismo. E’ stato sicuramente il più grande pilota degli Anni Novanta, così come Nuvolari è stato il migliore di tutti nell’anteguerra, Fangio negli Anni Cinquanta, Clark negli Anni Sessanta. La sua storia abbraccia tutti gli anni Ottanta e la prima parte degli anni Novanta.
NATO PER VINCERE
All’inizio degli anni Ottanta si parlava insistentemente di un ragazzino brasiliano che nei kart andava come un treno: Ayrton Da Silva. Figlio di una famiglia benestante, con il padre impegnato nella carriera politica, aveva iniziato nel 1973 a tredici anni a smanettare con i piccoli bolidi, e aveva dimostrato subito un talento superiore vincendo il campionato Junior. Da lì sono cominciati ad affluire titoli su titoli nella sua bacheca: quattro volte Campione Brasiliano, due volte Campione del Sud America… il lasciapassare per una carriera da grande, visto che tutti i campioni degli ultimi trent’anni arrivano proprio dal kart.
Nei “kart” è ormai …vecchio. E’ ora di passare alle monoposto. Nuovo trasferimento, questa volta in Gran Bretagna, che già ospita una grande colonia di piloti sudamericani, dove ricomincia la collezione. In due anni vince i quattro campionati di Formula Ford cui partecipa, compreso l’europeo di Formula Ford 2000 nel 1982, trionfando in oltre due terzi delle gare disputate dove è regolarmente il più veloce in pista! E’ già un fenomeno e si conferma in F3, trampolino di lancio verso l’automobilismo dei grandi. Con la Ralt del team West Surrey Racing vince alla grande il Campionato Inglese, da sempre considerato come il più formativo ed è scelto dagli aspiranti campioni di tutto il mondo, più il prestigioso Gran Premio di Macao a fine anno. E’pronto per la F1. La chance gliela offre la Toleman Hart, una squadra da metà schieramento per la quale corre anche l’ex campione di motociclismo Johnny Alberto Cecotto. Il brasiliano si mette subito in luce. A Montecarlo è autore di una gara eccezionale sotto la pioggia: sta per riprendere Prost con la McLaren ma la Direzione Gara espone la bandiera rossa, c’è dice maliziosamente per salvare la vittoria del pilota francese… E’ forse l’antipasto di quella che più tardi diventerà una vera e propria “guerra” sportiva tra i due, ma è anche l’inizio del mito di Senna, che ha ormai definitivamente adottato il cognome della madre, forse per non intralciare la carriera politica del padre, o magari per non essere confuso con altri Da Silva presenti nel motorsport.
LA DANZA DELLA PIOGGIA
LA STRANA COPPIA In effetti è un po’ una…strana coppia. Due personalità forti, entrambi “affamati” di vittorie e di titoli. Inevitabili la rivalità e gli …scontri. Senna vincerà il mondiale nel 1988, nel 1990 e nel 1991. Prost nel 1989. E rimangono le immagini di quella prima curva di Suzuka che per due volte decide il titolo.
Senna vive il suo momento di splendore. Come detto è un personaggio complesso. Forte, concentrato e determinato in pista e nei box, educato e sensibile fuori. Dietro quel suo sorriso un po’ triste, si nasconde anche un campione di vita. Legatissimo al suo Paese, dove torna durante la stagione invernale, per rilassarsi e allenarsi, praticando gli sport preferiti come lo sci d’acqua e ovviamente le moto d’acqua! Legatissimo alla famiglia, la mamma Neide, la sorella Viviane, il fratello Leo…Gli vengono attribuiti flirt con ragazze bellissime, ma la vera passione di Ayrton è per il sociale, per i bambini delle favelas, per cui fa molto anche senza sbandierarlo, spinto da una fortissima fede in Dio. Cambiano i regolamenti e la McLaren si ritrova presto senza gli invincibili motori turbo di Honda-san. Ma ha ancora Senna. In effetti nel 1993, nell’anno in cui Prost, dopo aver “sbolognato” Nigel Mansell alla Williams vince il suo quarto titolo mondiale, Ayrton Senna disputa forse la sua stagione più bella. Con la McLaren-Ford, chiaramente inferiore alla concorrenza vince infatti cinque Gran Premi, riconfermandosi come il più veloce di tutti!
Ma nel 1994 è lui a passare alla Williams-Renault, che lascia libero Prost… E’ la macchina vincente, spinta da un poderoso sponsor. Eppure Senna appare cambiato. E’ più teso del solito, non ha più il suo sorriso sereno. Chissà? Forse è stanco della F1, che già gli ha dato tanto, e delle regole sempre più invadenti dello show-business.
QUEL MALEDETTO WEEK END DI MAGGIO L’annata non comincia bene. In Brasile e in Giappone Ayrton con la nuova macchina segna la pole in prova, ma poi in gara in entrambe le occasioni è costretto al ritiro. Intanto conquista la ribalta un nuovo fenomeno: Michael Schumacher con la Benetton.
Si torna in Europa per il primo GP nel Vecchio Continente a Imola. Senna è sempre più tirato. Al Gran Premio di San Marino “deve” vincere. Come sempre è il più veloce in prova. Ma tra venerdì e sabato s’è alzato un velo di tristezza, prima per il brutto incidente del connazionale Barrichello, che fortunatamente se la cava con pochi danni, poi per la morte di Roland Ratzenberger alla curva Tosa, l’austriaco amico e stimato da tutti. Quando si parte la tensione è altissima. Lo sarà ancora di più pochi minuti dopo. Senna va dritto al curvone veloce del Tamburello. La Williams Renault si schianta contro il muretto. I primi soccorsi, l’elicottero. No, nessuno ci vuole credere, ma poco dopo la conclusione dell’inutile corsa, ripresa dopo l’incidente, dall’Ospedale di Bologna arriva purtroppo la notizia. Ayrton Senna non c’è più. Se n’è andato come un altro grande, Jim Clark, che ricordava molto nello stile di guida e in parte del carattere. I primi a piangerlo sono Rubens Barrichello e…Alain Prost!
AYRTON FOR EVER Qui, dopo che una lunga inchiesta, con risvolti penali, dimostrerà che non è stato un errore del pilota, ma una sciagurata frattura di un materiale del piantone dello sterzo… inizia un’altra storia. Quella del mito di Ayrton Senna, che diventa un’icona non solo dell’automobilismo, ma anche e soprattutto del suo Brasile, dei bambini delle favelas, che saranno d’ora in poi aiutati dalla Fondazione Senna, amorevolmente curata dalla sorella Viviane…No, il mito di Ayrton non morirà mai! |







