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Editoriale di luglio 2010 PDF Stampa E-mail
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Cambiare l'auto per cambiare l'auto!

 

di Sergio Favìa del Core

 

Non è uno scioglilingua, ma una sintesi di quel che è necessario per far tornare l’automobile al suo “status” e al suo mercato naturale. Perché questo mercato naturale non sarà certo di 2,5 milioni (risultato record di tre anni fa), ma più vicino ai 2 milioni di unità. C’è da dire che la quota delle 1,8 milioni di vetture (che si prospetta per il 2010) fu raggiunta una decina di anni fa, quando i giapponesi e i coreani o non erano presenti in Europa, o lo erano in modo meno aggressivo. Il problema quindi è quello di eliminare la sovracapacità produttiva e insieme la sottoutilizzazione degli impianti e di conseguenza  evitare che l’offerta sia superiore alla domanda. Il che richiederà sacrifici in termini di occupazione con ricorso soprattutto ai prepensionamenti e alla riduzione del turnover. 

Cambiare l’auto - Ma per intanto occorrerà intervenire per “difendere” il mercato del 2011, dato che una ripresa vera e propria è prevista solo per il 2012. Da un lato le singole Case dovranno rinnovare gradualmente l’attuale produzione e realizzare nuovi modelli più aggiornati e più in linea con le attuali esigenze dei clienti. Dovranno inoltre rispettare maggiormente l’ambiente, anche se da una indagine risulta che la gente presta maggiore attenzione al fattore economico che non ai problemi dell’inquinamento. È triste, ma è così. Dall’altro lato si dovrebbe tornare a quei modelli-base, meno accessoriati, ma più alla portata di quelle centinaia di migliaia di persone dal portafogli non proprio gonfio. Tutti potenziali acquirenti che sono scoraggiati dai listini troppo alti. Mentre in passato il modello-base era stato realizzato a suo tempo allo scopo di attirare la clientela meno abbiente, successivamente fu eliminato dato che la situazione economica era favorevole e i clienti più propensi a spendere. Ora, dati i tempi difficili, la situazione è radicalmente cambiata e l’elemento prezzo ha fatto premio su quelli che un tempo erano altri valori. Coloro che non hanno approfittato, o potuto approfittare degli incentivi terminati a fine 2009, si trovano adesso di fronte a prezzi di acquisto superiori alle loro attuali possibilità.

Euro 4 anche usate - È stato calcolato che le vetture Euro 0, Euro 1, Euro 2 e Euro 3, assommano a circa 10 milioni di unità. Una parte dei proprietari di queste vetture potrebbe superare lo scoglio cedendo la propria vettura obsoleta in cambio di una vettura euro 4 anche di seconda mano. Tornando al discorso di prima, i costruttori e i concessionari possono proporre ai clienti una vettura nella versione “base” offrendo come optional quegli accessori e quei dispositivi che ora sono inclusi nei vari pacchetti di accesso. Il modello-base dovrebbe avere un prezzo che potrebbe essere aumentato, a scelta dell’acquirente, soltanto con quegli optional da lui espressamente richiesti. Infatti di questi tempi l’elettronica si è impadronita anche dei modelli di minor cilindrata, imponendo nei vari allestimenti una lunga fila di dispositivi e gadget, non sempre indispensabili, ma che, se imposti, ne aumentano il prezzo. Per esempio, se il condizionatore, i vetri elettrici e soprattutto gli abs, gli airbag e gli esp sono ritenuti certamente utili, se non fondamentali, certe autoradio di lusso con l’attacco per l’i-pod, i navigatori satellitari e i dispositivi bluetooth, per fare solo qualche esempio, aumentano il prezzo e non sempre interessano ai clienti meno abbienti.

Questo non vuol dire che, particolarmente in Italia, debbano prevalere le vetture low-cost. Per esempio Dacia nel mese di maggio ha perso il 10,36% delle vendite nei confronti del maggio 2009. Ed evidentemente anche marche come Ford (-22,77%), la stessa Hyundai (-20,48%, ma +32,38% nei cinque mesi), Mazda (-21,14%) e Opel (-13,85%) non hanno scelto la strada giusta. Vale a dire non hanno saputo offrire alla clientela delle versioni e quindi dei prezzi competitivi, cosa che altre marche hanno fatto al momento del termine degli incentivi.

Molte cose sono cambiate in questi ultimi due/tre anni. Ed è bene che anche i più saccenti esperti di marketing ne tengano conto.